Società

Un momento delle riprese del cortometraggio. Foto: Massimo Pistore

Società

Se il cinema racconta la periferia

22 agosto 2017

In un caldissimo pomeriggio di inizio estate, seduto al tavolo del patronato della sua parrocchia, Renato, vigile urbano in pensione, racconta le trasformazioni del quartiere partendo da lontano. “Qui conosco tutti. Volete sapere come e quanto è cambiata l’Arcella negli anni?”. In un mosaico di testimonianze e ricordi, in un viaggio che si offre come occasione di incontro tra cinema e periferia urbana, trovano posto volti e voci del quartiere: il restauratore Toni, al lavoro nella sua bottega di via Stefano dall’Arzere, il writer in posa davanti al muro di via Tunisi che è tela su cui dipingere, il barbiere rock che nel suo negozio, nel grande viale che porta al Santuario, propone taglio e musica live, e l’insegnante di tai chi che fa lezione al parco Milcovich. Gli anziani residenti vestono i panni di traghettatori d’eccezione, attraversano vie e piazze abbandonandosi con piacere e nostalgia ai ricordi di una vita. Alcuni giovani della zona hanno riqualificato e rianimato spazi sportivi abbandonati e gli artisti trasformano muri grigi di periferia in opere d’arte. Tra una bottega e l’altra, i commercianti italiani incrociano le attività di quelli stranieri. Tutto questo succede ogni giorno all’Arcella, qui ci sono storie da scoprire e raccontare, quelle di chi ci vive da sempre e quelle di chi è appena arrivato: alcune hanno trovato posto in un cortometraggio girato, tra giugno e luglio 2017, da un gruppo di ragazzi guidati dai tre registi vincitori del premio Città futura, iniziativa promossa dall’Euganea film festival e nata con lo scopo di raccontare il quartiere più vivace e multietnico di Padova in modo non convenzionale, facendo dialogare, attraverso l’esperienza dei laboratori estivi gratuiti, tre giovani documentaristi italiani con studenti delle superiori e universitari.

documentario girato all'Arcella da studenti Unipd

Foto: Massimo Pistore

Il progetto, nato per ripensare spazi e culture, offre una rilettura della periferia per immaginare la città del futuro, oltre gli stereotipi, partendo proprio dal quartiere padovano più ricco di contraddizioni e, al tempo stesso, di possibilità. Tre gruppi per tre settimane di lavoro, con una prima fase dedicata alla scrittura del soggetto e alle riprese, e una seconda al montaggio e alla finalizzazione dei materiali girati che andranno a comporre un unico film da promuovere in città a settembre e da distribuire successivamente nella rete dei festival.

Tra i registi-guida di questo esperimento cinematografico c’è la trevigiana Chiara Andrich, classe 1982, laureata in Scienze dello spettacolo e produzione multimediale all’università di Padova, con un diploma di cinema documentario al Centro sperimentale di cinematografia di Palermo, già autrice dei film documentari Himera/Christian Rainer (2011), Joseph Whitaker (2012), Perfino la felicità (2012) e soprattutto Bring the sun home, presentato al Festival del film di Locarno nel 2013, che racconta l’impresa di un gruppo di donne analfabete del Sudamerica mandate al Barefoot college di Tilonia in India per imparare a installare pannelli solari e portare, infine, la luce nei propri villaggi. Con lei, a condurre i laboratori padovani, la trentina Cecilia Bozza Wolf, laureata a Padova in Discipline dell’arte, della musica e dello spettacolo, e autrice del bel documentario Vergot, e il leccese Mattia Epifani. Dopo una prima mappatura dei luoghi – dai negozi ai parchi, da centri sociali alle parrocchie - da parte della cooperativa Il Sestante, si è passati alla fase di scrittura del soggetto: “Si tratta di un lavoro corale – precisa Chiara Andrich – e per questo abbiamo scelto di realizzare una serie di ritratti, per poter raccontare un quartiere attraverso chi lo abita, chi ci vive da sempre o chi l’ha attraversato. Anch’io durante gli anni universitari ho vissuto all’Arcella, un motivo in più per partecipare con gioia al progetto”. Tra i ragazzi coinvolti c’è anche Silvia, studentessa di Diritti umani a Padova: “Amo il cinema e la fotografia e sto facendo una tesi sulle città interculturali, con un focus proprio sull’Arcella. Per me questa è una bella occasione”, un viaggio di scoperta per ripensare, immaginare e iniziare a progettare la città del futuro, anche attraverso il cinema.

Francesca Boccaletto

Foto: Massimo Pistore